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Aprire un self storage in Italia? I dati sono incoraggianti
Il mercato italiano del self storage continua a crescere: lo dicono i dati.
Abbiamo analizzato quelli pubblicati da FEDESSA (Federation of European Self Storage Associations) trovandoli estremamente interessanti. Tra il 2024 e il 2025 la superficie disponibile negli impianti del nostro Paese è passata da circa 170.000 a 190.000 mq a fronte di un tasso medio di occupazione salito dal 77,4% all’81,4%. L’aumento dell’occupazione, nonostante la nuova offerta, indica un'ottima capacità del mercato di assorbire nuovi spazi. E questa è una buona notizia per chi sta pensando di apire uno storage.
Il canone medio netto italiano è di circa 265 euro per metro quadrato occupato all’anno, IVA esclusa. Inoltre, a livello europeo i ricavi da locazione tra il 2024 e il 2025 per metro quadrato sono aumentati del 5,4%, raggiungendo una media di 312 euro. Da questo si può dedurre che non stia crescendo soltanto il numero dei clienti, ma che esista anche una buona capacità di aumentare progressivamente i prezzi - un'altra buona notizia!
Entrambi gli aspetti trovano conferma anche in quello che vediamo nei nostri clienti. Dopo l’apertura, il tasso di occupazione cresce naturalmente in maniera graduale, ma già nel giro di un paio d’anni può raggiungere livelli interessanti (sino al 85% e 90% negli impianti più "storici"). Anche i canoni tendono ad aumentare nel tempo. Solitamente in fase di apertura vengono proposte offerte promozionali per i primi mesi. I primi clienti spesso mantengono condizioni più vantaggiose, mentre, una volta raggiunto un buon livello di occupazione, ai nuovi ingressi viene applicato un listino più alto.
Infine, l’Italia viene ancora considerata un mercato relativamente giovane e con ampi margini di crescita. Come scritto sopra, la superficie complessiva disponibile nel nostro Paese è pari a 190.000 metri quadrati, mentre è di circa 2 milioni di metri quadrati in Spagna, quasi 3 milioni in Francia, 2.4 milioni in Germania e oltre 6 milioni nel Regno Unito.
Naturalmente questi dati, da soli, non bastano per valutare una singola apertura: restano fondamentali la zona, il bacino di utenza, la concorrenza, il costo dell’immobile e il livello dei canoni locali. Nel complesso, però, il quadro di settore è sicuramente positivo e lascia spazio a nuovi progetti ben posizionati e ben gestiti.
Se desideri approfondire, di seguito alleghiamo i report FEDESSA cui facciamo riferimento.
